il Fenomeno (1997) - cinque edizioni-
un romanzo chiamato ronaldo
il Biondo e la Rossa (1998) -due edizioni-
un romanzo chiamato Schumacher
Toccato da Dio (1998) -quattro edizioni - ultima gennaio 2001 - tradotto e diffuso anche in Giappone-
le sette vite robero baggio
i Moschettieri dell'Arno (1999)
romanzo di una sfida nel segno del trap
Colpi d'ariete (1999) -due edizioni-
un romanzo chiamato Christian Vieri L'avventura di Luna Rossa (2000) -finalista selezione Bancarella 2000-
una sfida ai confini del mondo
Re di Roma (2000) -due edizioni-
un romanzo chiamato Batistuta Il Diavolo dell'Est (2001) -tre edizioni-
un romanzo chiamato Shevchenko
Romanzo di un amore tradito (2002) Marca Liotru (2006 - due edizioni) C'è solo l'Inter (2008 - 5 edizioni)
Il presidente nerazzurro incassava e ribatteva: «Sì, Ronaldo ci interessa...». Un lavorio ai fianchi, lento ma costante, in sordina, ma cos1 evidente che impressionò favorevolmente il Fenomeno sino a indurlo a dire: «Ho scelto l'Inter perché è un grande club e il presidente mi vuole bene. Sì, questa è la scelta giusta per la mia carriera» . Cinque anni dopo avrebbe dimenticato in un sol colpo d'essere stato curato, protetto, coccolato e miracolato, andandosene al Real Madrid ed Enzo Catania avrebbe scritto "Il romanzo di un amore tradito", un inno allo stile dell'Inter, dei suoi tifosi e di Massimo Moratti, dedicandolo a Peppino Prisco, il principe dei tifosi che nel 1997 aveva zittito tutti i critici di Ronaldo, invitandoli a un "pellegrinaggio al Santuario di sant'Egidia che guarisce da ogni invidia". Prisco, morto nel dicembre del 2001, se n'era dunque andato evitandosi amarezza e delusione, proprio lui che oltretutto si portava la foto di Ronaldo nel portafogli. Del «Grande Circo», sembrava si conoscesse tutto, invece quanto era accaduto a Jerez dimostrava che c'erano da rivedere o da rivalutare mille cose. Eravamo insomma al problema che si era posto Enzo Ferrari, il mitico Drake, il quale si era già domandato: «Maestri di calcolo, campioni di cinismo, primatisti della sconsideratezza o soltanto uomini che cercano nell'esaltante fremito della vittoria il senso della loro vita?». Il primo libro, scritto come un romanzo, sul cinque volte Campione del Mondo
Agnello sacrificale? Genio invidiato? Purosangue beffato? Estro e fantasia sono da sempre il suo copione. E il suo piede fa partire mirabili pennellate che non hanno eguali al mondo. Ha segnato e fatto segnare, ma a Francia '98 è stato innanzitutto lasciato in panchina o fatto entrare troppo tardi. Poi quegli undici metri maledetti, la condanna dei rigori. E Baggio ha centrato il suo, riscattando Pasadena e Usa '94.
Qui non si racconta solo di Baggio in Nazionale, ma di anni da favola (o tormento) nel Vicenza, nella Fiorentina, nella Juventus, nel Milan e nel Bologna, sino al suo approdo all'Inter per far coppia con il mitico Ronaldo. Incredibilmente insieme in Campionato e in Coppa dei Campioni due purosangue insigniti del Pallone d'Oro. Infine il suo passaggio al Brescia, voluto e sponsorizzato dal mitico Carletto Mazzone.
La sua figura non appartiene solo allo sport: la sua fama di ragazzo perbene e pulito, introverso e leale, tanto osannato quanto osteggiato, diventa romanzo di vita che incanta la gente. Il carisma di Giovanni Trapattoni, i gol di Gabriel Batistuta, l'intelligenza tattica di Rui Costa, le serpentine e le pazzie di Edmundo, l'affiatamento di una squadra che ha fatto corpo unico con la sua tifoseria: c'è questo e altro nella crescita e nelle sfide della Fiorentina sempre più lanciata alla conquista di nuovi spazi tra i club calcistici d'Italia e del mondo. Vittorie e imprese destinate ad arricchire la storia e le mille leggende viola costantemente sostenute dall'amore e dalla passione di un'intera città: in casa o in trasferta il suo cuore è sempre sceso in campo con la squadra. Nei ricordi di molti è riapparsa l'atmosfera che in passato circondava i vari Chiappella, Cervato, Hamrin, De Sisti, Antognoni, Baggio... E un personaggio come Batistuta, tanto amato e venerato, ormai non appare solo come il depositario di ogni traguardo possibile ma, con la benedizione di Vittorio Cecchi Gori, incarna pure una Fiorentina, della quale allora nessuno avrebbe osato immginare l'eclissi. La favola dell nuova Inter, tornava così ad animarsi di antichi e nuovi sogni. Nulla ormai sembrava impossibile. Molto appariva a portata di mano.
Ma c'era anche la consapevolezza che nessuno avrebbe regalato nulla. Anzi, più la squadra cresceva, più tra le formazioni avversarie si sarebbero incentivati gli anticorpi per cercare di fermarla. Quante però potevano permettersi un mister dalla mentalità vincente come Marcello Lippi e «Fenomeni» di tale rango?
In quanto a Christian Vieri, che vestiva il nerazzurro in un tripudio di folla, aveva già il suo trono e il suo scettro. (...)
I gol dell'italaustraliano entravano dritti nella leggenda come gioielli e colpi d'Ariete. Così Luna Rossa è diventata simbolo di un'epoca, identificandosi con l'alba di questo Terzo Millennio che, pur cor- rendo sempre più verso informatica e tecnologie sofisticate, ama tornare a cullarsi nella magia di sfide oceaniche, iniziate un secolo e mezzo fa e che continuano all'insegna di duelli e scontri epici. Una storia di costume e di cultura, di uomini di ieri e di oggi, di altruismo ed eroismo.
Sulla sua scia, in centocinquant'anni si sono lanciati magnati dell'industria e della finanza, gente dello spettacolo, timonieri noti e meno noti. Diceva John Kennedy: «La più grande soddisfazione? Poter timonare alla vittoria una barca nell' America's Cup». E Gianni Agnelli: «Fin da bambino per me la Coppa America era una specie di sogno».
Un mito irripetibile, quello della Coppa America
Un purosangue del pallone, che sa mettere la palla in rete dribblando difese, ubriacando portieri, segnando con autentiche cannonate o mirabili pennellate, approda in riva al Tevere. Sembrava appartenere a Firenze come il Campanile di Giotto, il Perseo di Cellini e la Primavera del Botticelli, ma, poiché i suoi gol e le sue magie non gli hanno procurato scudetti o trofei, la sua fame di gloria lo elegge condottiero ideale della nuova Roma .
Il libro infatti è anche la storia di una società che ha sfidato l'impossibile pur di assicurarsi Batigol; del presidente Franco Sensi sempre più deciso a consolidare per la sua squadra un posto tra «le grandi», firmando il «colpo di mercato del secolo»; dell'allenatore Fabio Capello che, dopo aver vinto tanto con il Milan e con il Real Madrid, sogna di ripetere anche nella Città Eterna certi miracoli. Chiamato a dialogare con altri geni in giallorosso come Francesco Totti, Vincenzino Montella, questo libro racconta come in un romanzo anche le vicende di altri purosangue Una macchina da gol. A Milanello gli allenatori cambiano a ritmo vertiginoso, ma per Andriy Shevchenko non fa differenza se a dirigerlo ci sia Zaccheroni, Cesare Maldini, Terim o Ancelotti: lui segna. Sempre. Con una costanza impressionante. E una bellezza indubbia.
Il diavolo dell'Est non è né una biografia, né un'agiografia. È il racconto su un enfant prodige del calcio, un virtuoso delle aree di rigore, un professionista del collettivo che, suo malgrado, deve convivere con la propria, imprescindibile individualità: tutte le sue squadre - Dinamo Kiev, Milan, Ucraina - hanno inevitabilmente finito col divenire Shevadipendenti. È la storia di un ragazzo schivo, che alla discoteca preferisce la pizza, al frastuono l'abbraccio di un padre malato. È il racconto su un campione in odor di Pallone d'oro, stimato e venerato da pubblico e critica, al punto da essere più volte paragonato, senza che ciò costituisca eresia, all'attaccante più grande di un ciclo vittorioso: Marco Van Basten. Rossonero come lui. A Peppino Prisco,
il più tifoso, il migliore di tutti noi, che mai avrebbe immaginato tanta delusione e amarezza
il Fenomeno (1997) - cinque edizioni-
un romanzo chiamato ronaldo
Il presidente nerazzurro incassava e ribatteva: «Sì, Ronaldo ci interessa...». Un lavorio ai fianchi, lento ma costante, in sordina, ma cos1 evidente che impressionò favorevolmente il Fenomeno sino a indurlo a dire: «Ho scelto l'Inter perché è un grande club e il presidente mi vuole bene. Sì, questa è la scelta giusta per la mia carriera» . Cinque anni dopo avrebbe dimenticato in un sol colpo d'essere stato curato, protetto, coccolato e miracolato, andandosene al Real Madrid ed Enzo Catania avrebbe scritto "Il romanzo di un amore tradito", un inno allo stile dell'Inter, dei suoi tifosi e di Massimo Moratti, dedicandolo a Peppino Prisco, il principe dei tifosi che nel 1997 aveva zittito tutti i critici di Ronaldo, invitandoli a un "pellegrinaggio al Santuario di sant'Egidia che guarisce da ogni invidia". Prisco, morto nel dicembre del 2001, se n'era dunque andato evitandosi amarezza e delusione, proprio lui che oltretutto si portava la foto di Ronaldo nel portafogli.
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